Dal banco di scuola al Madagascar

Un progetto che cambia lo sguardo sul mondo

Pubblicato l'11 luglio 2026


 

Un progetto nato tra i banchi di scuola, sviluppato con impegno durante l’anno e culminato in un’esperienza capace di lasciare un segno profondo. È questa la storia del percorso realizzato dalle classi quarte dell’Istituto Superiore “Antonio Scarpa” di Motta di Livenza e Oderzo in collaborazione con l’associazione Amici di Padre Bruno, a sostegno delle missioni in Madagascar.

Presentato all’inizio del 2026, il progetto ha coinvolto le studentesse e gli studenti nella promozione delle attività dell’associazione attraverso la comunicazione all’interno della scuola, i canali social e il sito web, con l’obiettivo di far conoscere la realtà della missione e sensibilizzare sull’importanza delle adozioni a distanza.

Il progetto ha permesso alle studentesse e agli studenti di mettersi in gioco in prima persona: hanno ideato contenuti per il sito web e i social dell’associazione, curato la comunicazione all’interno della scuola e collaborato all’organizzazione di iniziative di sensibilizzazione, trasformando le conoscenze e le competenze acquisite in classe in un’esperienza concreta di cittadinanza attiva.

A distinguersi per partecipazione e impegno sono stati Matilde Gobbo, del Liceo Classico, e Gioele Di Giandomenico, del Liceo delle Scienze Umane (classe 4a X), ai quali è stata offerta l’opportunità di vivere un’esperienza nella missione di Antananarivo, accompagnati da Padre Bruno Dall’Acqua, dal 24 giugno al 5 luglio.

Progetto Madagascar 2026

 

Per dodici giorni hanno conosciuto da vicino una realtà molto diversa dalla nostra: hanno visitato scuole, villaggi, comunità di accoglienza e il nuovo ospedale della missione, collaborando anche in alcune attività di supporto alle famiglie. Un viaggio che ha permesso loro di comprendere quanto la solidarietà possa tradursi in gesti concreti e quanto sia possibile imparare dall’incontro con culture e stili di vita differenti.

Al loro rientro hanno raccontato di aver scoperto un popolo capace di affrontare grandi difficoltà senza perdere il sorriso e di aver riportato a casa uno sguardo nuovo sul valore delle cose essenziali. «Ciò che abbiamo visto ci aiuta a ridimensionare quelli che, nella nostra quotidianità, ci sembrano grandi problemi», hanno raccontato.

«Questa esperienza rappresenta pienamente l’idea di scuola che vogliamo promuovere: una scuola che apre gli orizzonti, educa alla cittadinanza globale e offre alle ragazze e ai ragazzi occasioni autentiche di crescita personale e umana», sottolinea la dirigente scolastica Maria Cristina Taddeo.

«Fin dall’inizio abbiamo voluto proporre un progetto che permettesse alle studentesse e agli studenti di mettere le proprie competenze al servizio di una causa concreta. Vederli lavorare con entusiasmo e poi vivere in prima persona la realtà della missione è stata la soddisfazione più grande», commentano le docenti Milena Miotti e Chiara Magoga, che hanno seguito l’iniziativa.

Un’esperienza che dimostra come la scuola possa essere un luogo in cui la formazione incontra la solidarietà, dando vita a percorsi che lasciano un segno non solo nel curriculum, ma soprattutto nella crescita personale delle studentesse e degli studenti.

 

Allegati

L'articolo de "Il Gazzettino" del 7 luglio 2026

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